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Scambio di Coppia

A Carnevale ogni scherzo vale


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
12.02.2026    |    3.201    |    0 8.3
"E Amedeo senza timore o pudore alcuno scansò la testa di Daria dal mio inguine e si avventò, famelico, sul mi cazzo..."
Il Carnevale a Viareggio mi ha sempre fatto perdere un po’ il controllo. Non nel senso della sregolatezza cieca, ma in quello più sottile della libertà. È come se, tra cartapesta e musica assordante, si allentassero i nodi invisibili che durante l’anno tengono a bada desideri e fantasie.
Quel giorno, tra i carri che oscillavano sopra di noi e la musica che martellava sul lungomare, sentivo Felicia più vicina e più audace del solito. Ci guardavamo intorno alla improbabile ricerca di incrociare, fra i volti mascherati, quello sguardo, quegli occhi che avevamo imparato con il tempo a conoscere e riconoscere. Una missione quasi impossibile in mezzo a quella marea umana.
E invece accadde.
Forse non fu un caso. Forse era scritto già nella decisione di venire proprio lì, nel cuore di uno dei Carnevali più iconici d’Italia, con quella voglia silenziosa che non avevamo confessato ma che entrambi sentivamo.
Felicia indossava un costume da infermiera che definire provocante sarebbe stato riduttivo. Portava con sé una gigantesca siringa di plastica con cui “minacciava” i passanti, ridendo. Ma quando si chinava, quando si muoveva tra la folla, le sue lunghe cosce si mostravano senza pudore, e la scollatura generosa lasciava intuire una pienezza che quel giorno non era contenuta da alcun reggiseno. Ogni movimento era un invito inconsapevole. O forse fin troppo consapevole.
Io ero vestito da eunuco, ironico contrappunto alla sua esuberanza. Un ruolo teatrale che mi permetteva di osservare, proteggere, ma anche alimentare dentro di me un contrasto eccitante tra apparenza e realtà. Vedevo gli sguardi degli uomini indugiare su di lei. Alcuni maliziosi, altri apertamente desiderosi. E ogni volta sentivo un brivido salire lungo la schiena, non di gelosia, ma di orgoglio e complicità.
Poi li vedemmo.
Tra coriandoli sospesi nell’aria e maschere sgargianti, incrociai gli occhi di Daria. Non era solo bella: era consapevole della propria forza. Il suo sguardo non scivolava via. Restava. Mi studiava come se potesse leggere il sottotesto dietro il mio sorriso. Accanto a lei, Amedeo osservava Felicia con la stessa calma intensa.
Non ci fu bisogno di presentazioni immediate. I nostri corpi iniziarono ad avvicinarsi prima ancora che le parole trovassero una forma. La folla ci costrinse a stringerci per passare tra due gruppi di figuranti. La pelle di Daria sfiorò la mia. Sentii il calore del suo fianco contro il mio torace. Nessuno dei due si scostò.
Dentro di me cresceva un’eccitazione lucida, controllata ma potente. Non era solo attrazione fisica. Era la tensione dello scambio, la consapevolezza che anche Felicia stava vivendo quella stessa vibrazione. La vedevo ridere con Amedeo, lasciargli sfiorare il braccio mentre parlava. I loro sguardi si trattenevano un istante di troppo.
Eravamo in mezzo a famiglie, bambini, musica assordante. Eppure tra noi quattro si era creato uno spazio invisibile, isolato, carico di elettricità.
Quando Amedeo propose il camper, lo fece con naturalezza. Un rifugio dal caos, disse. Un bicchiere di vino in tranquillità. Ma il tono della sua voce diceva molto di più.
Guardai Felicia. Nei suoi occhi lessi la stessa decisione che sentivo nascere in me.
Nel camper l’aria era diversa. Più calda. Più intima. Le maschere vennero appoggiate sul tavolo come simboli lasciati alle spalle. Senza quel filtro, i nostri sguardi erano nudi quanto i pensieri.
Daria si avvicinò mentre sorseggiavo vino. Sentii il suo respiro contro il mio collo. Le sue dita risalirono lente lungo la mia pelle, tracciando una linea che mi fece trattenere il fiato. Risposi accarezzandole la schiena sotto il costume, percependo la morbidezza della sua pelle e il leggero fremito che attraversava il suo corpo.
Il bacio arrivò con naturalezza, ma non fu timido. Fu profondo, cercato, come se avessimo atteso quel momento per ore. Le sue labbra erano calde, decise. Le mie mani scesero lungo i suoi fianchi, esplorando senza fretta ma senza esitazione.
Voltai lo sguardo e vidi Felicia tra le braccia di Amedeo. Lui le accarezzava la schiena con movimenti lenti, mentre lei inclinava il capo, offrendo il collo ai suoi baci. Vederla così mi incendiò. Non c’era competizione. Solo un amplificarsi del desiderio condiviso.
I vestiti iniziarono a scivolare via, uno strato alla volta. Non con brutalità, ma con una lentezza quasi rituale. Ogni centimetro di pelle scoperta era una scoperta nuova. Le mani scorrevano, si soffermavano, tornavano indietro per assaporare meglio. I respiri si facevano più profondi, i sospiri più frequenti.
Quando Daria si sedette su di me, guidando il ritmo con sicurezza, sentii il suo calore avvolgermi. Le mie mani la sostenevano, esploravano le curve del suo corpo mentre lei si muoveva con una naturalezza che mi faceva perdere ogni residuo di controllo. La sua bocca tornava sulla mia, poi scendeva lungo il collo, lasciando una scia di brividi. E ancora più giù fino a lambire il mio glande e poi i testicoli. Ed infine accolse il mio cazzo nella sua bocca, calda, umida e scivolosa.
Accanto a noi Felicia e Amedeo si muovevano con la stessa intensità. A tratti le nostre mani si intrecciavano, i nostri corpi si sfioravano in un gioco che non aveva più confini rigidi. Era un intreccio fluido, fatto di fiducia e desiderio. Ogni gesto era accolto, ricambiato, amplificato. i corpi si intrecciavano e non c'era più una separazione di sessi. Daria alternava la sua bocca e la sua lingua dal mio cazzo alla vulva di Felicia. E Amedeo senza timore o pudore alcuno scansò la testa di Daria dal mio inguine e si avventò, famelico, sul mi cazzo. Fu così "naturale" che io - pur essendo etero - lascia fare. Anche perché Amedeo era davvero bravo. Se fossi stato bendato ed impossibilitato a vedere la sua poteva essere la bocca di una grande esperta in fellatio.
Il camper oscillava leggermente, come cullato dal ritmo dei nostri movimenti. Fuori, il Carnevale continuava ignaro. Dentro, il tempo sembrava sospeso.
Il piacere arrivò come un’onda che cresce e travolge. Un crescendo condiviso, profondo, che ci lasciò senza parole, con i cuori che battevano all’unisono e la pelle ancora vibrante al minimo sfioramento. Le donne raggiunsero l'orgasmo mentre erano impegnate in un travolgente "69" e noi maschietti dietro di loro le prendevamo in bocca e venimmo all'unisono inondandole del nostro sperma senza che ne sprecassero neppure una goccia.
All’alba restai sdraiato accanto a Felicia, osservando la luce filtrare dalle tendine. Daria e Amedeo erano abbracciati poco distante, sereni.
Sentivo ancora il profumo di Daria sulla mia pelle, il ricordo delle mani di Amedeo su di noi, il calore dei corpi intrecciati poche ore prima. Non era stata solo una notte di trasgressione.
Era stata una celebrazione consapevole del desiderio, vissuto senza paura, con rispetto e complicità.
E il Carnevale, là fuori, aveva custodito il nostro segreto come il più indulgente dei complici.
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